
Ancora ovviamente è presto per capire quali saranno i dettagli, ma è possibile già anticipare che la manovra finanziaria per il 2026 comprenderà un pacchetto di misure per favorire lo sviluppo delle imprese. In particolare, è previsto lo stanziamento di nuove risorse per gli investimenti, con il ritorno del “superammortamento”, al quale dovrebbero essere destinati quattro miliardi di euro e che sostituirà i crediti d’imposta 4.0 e 5.0 (che potranno essere applicati solo per gli investimenti effettuati entro il 31 dicembre di quest’anno) sulla transizione digitale ed ecologica.
In particolare, il “superammortamento” riguarderà gli investimenti effettuati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026, prevedendo anche l’estensione fino al 30 giugno 2027 a condizione che sia stato accettato l’ordine e versato un acconto almeno pari al 20 per cento entro la fine del 2026.
Potranno essere agevolate le spese relative a beni materiali e immateriali relativi ai sistemi aziendali di produzione o alle reti di fornitura e impianti per autoproduzione e autoconsumo di energia da fonti rinnovabili, compresi i sistemi di stoccaggio.
Per i costi di beni 4.0 (digitali e interconnessi o destinati all’autoproduzione di energia) il “superammortamento” dovrebbe essere pari al 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro, al 00% per investimenti tra 2,5 e 10 milioni di euro e al 50% per investimenti tra 10 e 20 milioni di euro. Percentuali che salgono se l’investimento produce anche un risparmio energetico del 3% nella struttura produttiva o del 5% nel singolo processo.
Una soluzione che in realtà potrebbe trovare conveniente applicazione solo per le grandi imprese. Per le pmi sarebbe invece più adatto il credito d’imposta, fanno notare le associazioni di categoria.